GLI UNIVERSI DI BICE
Negli ultimi anni di attività artistica, Bice Ferraresi ha raggiunto traguardi significativi dal punto di vista espressivo, inoltre è divenuta sempre più padrona dello strumento e della tecnica, proponendoci tele e lavori su carta di indubbio coinvolgimento psico-sensista. La sua ricerca, a mio avviso, è infine approdata a tre motivi portanti (quelli, del resto, che maggiormente le sono sempre stati a cuore): 1) la possibilità di fuga da uno spazio-tempo definito; ultimamente tramite (anche) l'inserimento di figure-icone indicanti tale percorso di uscita (uccelli, quindi volo, come rappresentazioni privilegiate); 2) la descrizione, appunto, di questo spazio-tempo, dove la sua opera prende forma e noi tutti, come esseri umani, ci ritroviamo, e, di seguito, l ’altrove in cui l'individuo, tramite l'immaginazione (creativo-intuitiva) e la conoscenza scientifica, si può rifugiare o, meglio, dove può andare; 3) l ’uso del colore per definire l'uscita da una costrizione (colore che sempre più indugia su tinte chiare o che sviluppa (a sua essenza tramite campiture maggiormente luminose).
Nell’oggi siamo al corrente che i "buchi neri" hanno origine dal collasso finale di una stella. Emettendo calore e luce le stelle si equilibrano tra la forza che tende a farle esplodere, dovuta alla pressione generata dal calore
dell’energia nucleare che le vive, e quella che, invece, le porta a contrarsi, cioè la forza gravitazionale che tende a farle collassare su sé stesse. Quando in una stella avente massa minore tre volte la massa del nostro sole (preso quale esempio) tutto il combustibile nucleare si esaurisce, sappiamo che essa implode, scomparendo all’osservazione, cioè trasformandosi in un "buco nero". Tale implosione avviene nella rete dello spazio-tempo, creando un forte campo gravitazionate in grado di modificare la stessa rete e, da quel campo, ogni oggetto, compresa la stessa luce, viene attratto, cadendo in un vortice ruotante. La superficie di un "buco nero" è chiamata, poeticamente, "orizzonte degli eventi"; oltre quella 'superficie' la velocità di fuga è maggiore della velocità della luce, quindi qualsiasi elemento, se risucchiato, non può più sfuggire. La teoria della Relatività di Einstein, fra le tante cose, ci spiega, anche, come lo scorrere del tempo viene rallentato in prossimità di un forte campo gravitazionale, e come lo spazio viene in quel punto distorto. Un giorno Einstein, riferendosi al nostro sistema solare, dichiarò: "Ecco cosa fa muovere i pianeti... lo spazio curvo; lo spazio dice alla materia come muoversi e la materia dice allo spazio come curvarsi”, questo in riferimento alla massa del nostro sole, pensate quello che può accadere in prossimità di un "buco nero". Stelle con massa tre volte quella solare potrebbero creare, una volta collassate, un "buco nero" (un vortice) con diametro compreso tra i 10 e i 150 km, fermando addirittura il tempo in prossimità dell'"orizzonte degli eventi". Dal momento che viviamo in un universo pluridimensionale, secondo le nuove teorie cosmologiche di Hawking, di Michio Kaku e di altri autorevoli astrofisici, è più che lecito pensare alla possibilità di interferire con questi universi che potremmo chiamare "paralleli". Del resto l’esistenza di universi paralleli è stata confermata, matematicamente, anche per spiegare diversi fenomeni fisici. I "buchi neri", per molti scienziati, potrebbero rappresentare dei tunnel tra il nostro universo e altri universi. A suo tempo anche Einstein e Rosen ritennero che era possibile superare l "onizzonte degli eventi" per accedere a un altro universo, o per accedere a due punti dello stesso universo. Secondo Fred Alan Wolf un universo parallelo è uno spazio tempo in cui si trovano stelle, pianeti, galassie simili al nostro stesso universo, ed è li... o, megilo, là, che l’arte di Bice va ad approdare. Un’arte che tende a esplorare tutte le possibilità della materia; quella materia che l ’artista manipola per trasformarla in oggetto di riflessione. Il fare della Ferraresi, quindi, lo trovo di indubbia attualità. In generale la sua pittura adotta procedimenti più lenti
rispetto ad altri indirizzi. La nostra artista, infatti, calcola attentamente L’equilibrio compositivo del quadro, cerca di valorizzarne al massimo le caratteristiche della superficie, quindi procede per piani (l vari universi da lei visitati durante il processo creativo). Quindi pare che il suo interesse non sia rivolto tanto alla forma rappresentata o al gioco delle tinte, quanto si focalizzi concettualmente, piuttosto, sulla trama spaziale (la rete suddetta) e sui colori che assume la materia nel corso dei passaggi tra dimensione e dimensione, cercando, nel contempo, di salvaguardare l ’armonia complessiva dele immagini e le architetture universali che riesce a nicreare nel quadro. Attraverso questo procedimento Bice sonda le potenzialità energetiche ed evocative della materia nuda, del tutto autonoma, svincolata da un’immagine, o, là dove una parvenza di immagine riconoscibile affiora, l'artista le attnibuisce significati altri, direi esoterico-simbolici. Le sue concrezioni di materia pittorica, che sembrano sospese nel vuoto, diventano, quindi, metafora di una ricerca esistenziale. Una ricerca volta a scopnire qualcosa che abbia un autentico valore (spirituale e sapienziale) da poter opporre alla desolante mancanza di certezze, metafisiche e di identità culturale, che nell’oggi ci sta ossessivamente
accompagnando. Gian Ruggero Manzoni
Dopo avere praticato per anni una pittura assolutamente astratta, Bice Ferraresi è approdata ad un personale “figurativo” (vedremo il perché delle virgolette, nient’affatto dubitative), che mantiene intanto le precedenti valenze espressioniste, arricchendosi poi di elementi nuovi.
Tra questi, un uccello, certo assai stilizzato e non immediatamente definibile, ricorrente in quasi tutti i dipinti, come un’icona, come un emblema enigmatico, come una presenza inquietante, sia quando mostra quella rigidità solenne un pò da divinità egizia, sia quando appare più dimesso, in atteggiamento più naturale. Sgombriamo però il campo da qualsiasi forzatura naturalistica: quella di Bice Ferraresi è una creatura del sogno e della fantasia, non della realtà. Di volta in volta vi si potrebbero riconoscere le fattezze di specie senz’altro esistenti - e si va dai pinguini alle pulcinelle di mare, dalle folaghe alle anatre di valle, allo svasso e al tuffetto - ma si tratta di figure the non sopportano nemmeno il tentativo di un’identificazione precisa. C’è, rispetto al dato naturalistico, un’evidente metamorfosi per cui alcune parti del corpo talvolta si increspano e sfumano in qualcosa di trasognato, che non ha più nulla di reale, come in Senza ali non si vola; c’è anche quell’impaginazione strana, con un’immagine composta in maniera bilanciata ma senza nulla del paesaggio in senso classico: ci sono riquadri, losanghe, campiture geometriche oppure strisce, che fanno sia da cornice sia da sfondo alla figura del centro; compaiono talvolta ulteriori elementi, che ricordano l’artescrittura, o che sembrano - ancora - geroglifici misteriosi. Gli “esseri” che campeggiano sulle tele e sulle delicate carte brune di Bice Ferraresi sono difficilmente ascrivibili a questo o quel gruppo animale o anche solo al regno animale tout court; sono partoriti dal cuore e dalle sue pulsioni, non dall’osservazione della realtà. Per quanto riguarda la tecnica, la pittura di Bice Ferraresi, da sempre piena e corposa, con i caratteristici grumi di colori vivissimi, spesso addensati con la spatola, si è fatta già sciolta e più libera. Del linguaggio espressionista mantiene ancora le macchie di colore accese e talvolta addirittura violente, ma sono apparse composizioni più rarefatte, specialmente se realizzate su carta e con utilizzo del collage (carte incollate su tela o carte su carte). Seducente, infine, nella Sua ambiguità - arcaica per certi versi, spregiudicatamente moderna per altri - l’uso di graffi che incidono la superficie pittorica.
Lungi dal cedere a tentazioni documentarie o naturalistiche, Bice Ferraresi non abbandona il Suo stile visionario; semplicemente lo rafforza con simboli che accrescono quella “tensione lirica” sempre presente nelle sue opere. Sandro Bassi
... Sembra davvero di navigare nello spazio guardando
le opere di Bice Ferraresi; i colori ad olio
sulle tele ed i materiali dei collages su carta sono
protagonisti di scenari complessi ed affascinanti
dai quali affiorano figure, segni, a volte parole
che, pur graffiate sulla materia pittorica, mantengono
la levità del sussurro. Immagini che evocano
luoghi davvero lontani - forse arcaici, forse
fuori dal mondo – o che raccontano, della vita, le
tensioni più remote. Maria Concetta Cossa
Volare necesse est?
Per volare ci vogliono le ali... non è vero. Le opere di Bice Ferraresi lo dimostrano ampiamente. La figura del suo “pinguino” e le didascalie dicono ii contrario di ciò che è realmente.
Le sue pitture infatti sono dei viaggi percorsi dalla fantasia, che non necessitano affatto dell’ausilio di un sostegno fisico.
II protagonista e “lui”, che da fermo raggiunge qualsiasi traguardo, supera enormi distanze e vede oltre l’orizzonte.
Sono queste visioni la realtà artistica delle opere, una realtà tutta da interpretare e da scoprire. Guai a non coglierne il significato e soprattutto guai a non attribuirglielo. Non sempre però questo è univoco e l'autrice lo sa molto bene per cui non elemosina il perdono a chi non interpreta esattamente il suo pensiero.
Il “non volatile”, sovrano incontrastato dei dipinti, ha tali e tanti poteri da assurgere a figura mitologica e un po' istrionica se vogliamo. E un saggio, carico di conoscenze e pieno di buon senso... detto con parole povere.
Diceva Eileen Gray: “Per creare bisogna mettere tutto in discussione”. E una grande vera, una verita che trova conferma nei temi che Bice Ferraresi si propone o meglio propone alla sua “icona”. La quale scruta, pensa e infine risponde alle nostre domande con un sorriso beffardo lasciandoci confusi e alquanto perplessi.
E' un filosofo che ha parlato, è un indovino che ha letto il nostro pensiero lasciando in ombra il proprio! Giuseppe Toni
Le premesse indispensabili per avvicinarsi alla pittura di Bice Ferraresi riguardano, senza clubbio, l’affinità simpatetica del suo universo spirituale con la struttura linguistica deile opere. Poi basta trasportare l’immagine (che affonda le radici nel quotidiano) in una dimensione stranita e, per questo motivo, assai più suggestiva, e il segreto di Bice Ferraresi è svelato. Si tratta, in altre parole, di abbandonare ogni elemento che approdi alla mera descrizione o, tutt’al più, salvarne qualche frammento e lasciarsi irretire dal piacere di stendere colori seguendo ii libero corso della fantasia. Il senso della realtà viene stravolto. Tutto, nell’immagine, allude ad una realtà "altra" in cui lo spessore psicologico (e fantastico) risulta preminente. Ne consegue che per addentrarsi in questo mondo complesso ed affascinante occorre, da parte dello spettatore, una partecipazione non solo estetica, ma soprattutto emotiva. Nelle opere di Bice Ferrarei si respira un’atmosfera di attonito stupore che raggiunge I terriitori della memoriia, dell’attualità, dei recessi interiori. La pittrice studia, inventa, s’interroga ed e questo dialogo ininterrotto con se stessa che ne fa maturare le scelte espressive ed i richiami con la presente realtà. Una realtà che si manifesta solo per segni, fra rivelazioni ed occultamenti, in una tensione verso un’avventura cariica di silenzi, di sospensioni e di attese. I grumi cromatici, i filamenti, l’essenzialità delle forme, la reiterazione di alcuni elementi-simbolo (civetta, figura femminile, ruota, ecc.) rappresentano gli esiti della produzione della pittrice faentina.
II gesto cromatico si adegua di volta in volta alle esigenze delia narrazione, diversificando i momenti contemplativi e lirici da quelli in cui si intuisce una volontà di denuncia. Questa pittura è come un richiamo che lascia dentro una profonda suggestione. La suggestione, appunto, di un sogno i cui echi risuonano nei lunghi sentieri della memoria. Rosanna Ricci
... L’artista rielabora le immagini con le quail il sapere si archivia nella memoria, dove un segno appena scolpito è germe di un universo; accosta spezzate istantanee che hanno coagulato nei profili delle cose le nostre risposte interiori e compongono il mosaico variabile dell’esperienza, il caleidoscopio della sensibllità. Intende rappresentare le ininterrotte metamorfosi dell’Io, della coscienza. Nelle sue composizioni trovano specchio ricordi, sentimenti, stati d’animo, conflitti interiori, istinti ridesti, miti rivisitati, irruzioni dell’attualità, ma pure brandelli di sogni e fantasie col loro pentagramma di emozioni. Il movimento più che nelle cose è dentro di noi. La trasformazione riguarda La nostra suscettività. La Ferraresi con quel suo dissezionare ci turba e, insieme, ci acquieta. Vediamo nel grande bisturi che brandisce fuori della tela in attesa di affondarlo ancora, senza posa, nei tessuti connettivi del nostro essere la metafora di un inappagamento conoscitivo, di una costante ricerca dell’inedito e di ogni possibile intersezione fra il reale e l’immaginario. Dionisio Da Pra
I LAPISLAZZULI DI BICE FERRARESI "...Ella intende sottolineare alle nostre attenzioni il "sogno-realtà" nei momenti della notte, sulla meditazione del nascosto animo femminile, che spesso, troppo spesso, sfugge alle nostre considerazioni ed alle nostre pur vive sensibilità.
Le figure lungamente imprigionate dagli azzurri più tenui; fino ad arrivare agli intensi blue dei lapislazzuli, vengono condotti alla luce da una felice intuizione e composte attraverso forme, piani, volumi e linee che ci si presentano come memorie di incontri vissuti o sognati o di personaggi realmente interpretati..."
Carlo Zauli